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28 luglio 2017

Irrefrenabile desiderio
(di Roberto Bani)


Io non volevo giocare... non gioco mai con le persone. Sono stata una stupida. Ho confuso l'alba col tramonto, non è difficile se non si sa dove ci si trova. Hanno gli stessi colori e il sole ha la stessa posizione; è rosso e basso all'orizzonte. Avrei solo dovuto aspettare il tempo che ci voleva per vedere se nasceva o se moriva: allora avrei capito. E allo stesso modo ho scambiato per amore un desiderio. Tutto qui. Ho sbagliato. Capita no? Non sapevo più come liberarmene alla fine. Quel desiderio era diventato... Irrefrenabile? Si può dire, irrefrenabile? Ecco allora era irrefrenabile.
E così... l'ho ammazzato.
No, non il desiderio... Lui. Proprio lui. Lui Basilio, il mio amante.
Beh, amante nel senso che mi amava. A modo suo. Lui. Io no. O meglio, non lo so. Credo di no, se no... non lo avrei ammazzato, ecco... Ma so anche che mi manca. Non sempre, no, mi manca se ci penso. Quindi cerco di non pensarci... No, non è così difficile: basta concentrarsi su qualche cosa da fare, che so, un libro da leggere, lo smalto sulle unghie, le parole crociate, qualcosa insomma che ti tenga distratto... No...non è vero. Ci penso. Ci penso di continuo. Lo vedo sempre lì, Basilio, addormentato sul mio letto, che russa... Basilio.... Con un nome cosi non poteva che finire ammazzato. Se non lo avessi fatto io lo avrebbe fatto qualcun'altro. Basilio russava in modo spietato, senza il minimo ritegno, di continuo... No... no... ora che ci penso non mi manca. Non mi manca per niente.
Voleva pure sposarmi. Ma glielo dissi che avevo troppo da fare, che non avevo tempo per andare a comprare il vestito, ordinare le bomboniere, fare gli inviti e preparare tutto quello che serve... glielo dissi un casino di volte... Non c'era verso di convincerlo. Lui doveva sempre avere ragione su ogni cosa! Disse che avrebbe fatto tutto lui. Io avrei solo dovuto dire sì! Beh, sapete cosa gli ho detto?
Vaffanculo! Sì, vaffanculo!
Mi sono sentita subito meglio dopo. Lui ha capito che non mi avrebbe convinta così facilmente. Non sono una tipa che puoi convincere così facilmente!
La prima volta che lo vidi mi accorsi subito che aveva l'occhio spermatozoico... sì, io lo chiamo così lo sguardo di quello che non sai perché o percome ma ci finisci a letto presto, me ne accorsi di quell'occhio penetrante come una trivella... Lo ammetto, ho sbagliato. Avrei dovuto scappare invece di lasciarlo attaccare bottone. Comunque sia è andata così. Tre anni... no... tre e... quattro, quattro. Quattro anni con Basilio che russava. Ruttava anche. E scorreggiava. Non è sempre stato così... Col tempo si è rilassato il rapporto e anche i suoi sfinteri...

Basilio era il classico uomo che una volta che sei con lui non riesci più a mollarlo... a meno che non lo ammazzi. Sì. Lo devi scannare come un maiale se no non c'è verso di toglierselo di torno.
Finito di mangiare mi guardava e mi diceva: “pulisci la tavola prima del caffè”. Una volta sapete cosa gli dissi? Gli dissi: Vaffanculo! Sì, vaffanculo.
Quella fu la volta delle costole rotte. Quattro. E questo!(INDICA IL DITO MEDIO).

Non gli era piaciuto il fatto che lo avessi usato per mandarlo a fanculo. Io trovo invece che il medio accompagni bene la parola. Vaffanculo (COL MEDIO ALZATO)! Visto? Beh, lo prese e me lo spezzò... Poi mi diede quattro cazzotti in faccia e persi i sensi. 
Quando invece mi chiese di sposarlo, e gli risposi vaffanculo, non andò cosi bene... Un calcio mi distrusse la milza, un altro il naso, tre denti, le solite costole e 3 giorni in coma... Però gli avevo fatto vedere che non sono una tipa che puoi convincere così facilmente.
Io non volevo farlo innamorare quando lo incontrai... non gioco con le persone... non dovevo lasciarlo attaccare bottone.

Basilio russava così forte quella mattina che non ho avuto cuore di svegliarlo. Qualche volta lo avevo fatto, ma era notte, e lui si era così arrabbiato che mi chiuse fuori sulla finestra tutta la notte... No, non mi picchiò. Mi prese per il collo da dietro e mi mise fuori sul balcone poi tiro giù la tapparella e mi lascio lì tutta la notte. Pioveva a dirotto. A febbraio piove spesso qui da noi.

Comunque quella mattina non lo svegliai. Andai in cucina a preparare la colazione. Caffelatte, fette biscottate col miele di acacia, quello dolce dolce, un po' di muesli e succo di arancia. Mangiai tranquilla con il sottofondo di Basilio che russava. Era un'ira di dio quella mattina. Faceva tremare i vetri. La sera prima aveva mangiato come un maiale...Finita colazione, andai da Basilio e, senza svegliarlo, gli ho aperto quella testa di cazzo che aveva con la mannaia per la carne. Era un regalo di mamma. Non la ringrazierò mai abbastanza. Comunque, quattro colpi secchi sul cranio, tanto per stare tranquilla che non riprendesse a russare.

No, no... non credo che mi manchi. Credo di no... Almeno per ora. Il desiderio è stato davvero irrefrenabile... Si può dire irrefrenabile vero? Ecco, sì, irrefrenabile.

Povero Basilio. Con un nome così non poteva che fare quella fine. Ma forse il nome non c'entrava nulla... Forse è successo perché russava... Sì sì...e poi ruttava... e scorreggiava... Non era bello. Povero Basilio. Vaffanculo!

Stammi vicino,
come un sogno dimenticato.




15 luglio 2016

Ragionare in termini di "appartenenza", limita la nostra visuale ad uno schema preconfezionato da quella che viene comunemente chiamata "società ", senza lasciare aperte vie di fuga o alternative.
La paura di "non appartenere " specializza la nostra mente in direzioni univoche e in alcuni casi estremizza il comportamento fino all'intolleranza.
Comprendere dove e come la "società " manipola il nostro pensiero e le nostre azioni, dovrebbe essere il fulcro del nostro pensare quotidiano, la nostra scala per elevare lo sguardo su prospettive diverse.
Si appartiene solo a noi stessi ed è solo rientrando in possesso del nostro libero pensiero, e della coscienza di questo, che avremo la percezione degli altri.
La comoda scelta di "non scegliere" ci porta lontani dall'Individualità e ci riduce a massa, a popolo, a numero.
Se lasceremo scegliere agli altri chi siamo, non saremo più nulla.
L'individualismo non è isolamento, è una dichiarazione di appartenenza alle proprie idee ed al rispetto delle idee altrui. La partecipazione deve vivere di coscienza e di libertà interiore del pensiero. Esimersi dalla propria autonomia e demandare ad altri la possibilità di autodeterminazione, è arrendersi e isolare il proprio, pensiero. Confondere l'individualismo con l'isolamento è errore frequente; coltivare le nostre convinzioni e confrontarle da individui e non come gruppo, arricchisce il confronto e offre maggiori punti di vista. Io vedo uomini che appartengono a gruppi, che si fanno esplodere, che si affrontano perché di gruppi diversi, di colori diversi, di partiti diversi, e che all'interno di partiti hanno altre idee ma rimangono dentro, e commettono reati, giustificandosi semplicemente con "me lo ha chiesto il partito, la squadra" , oppure con  "lo fanno tutti, perché non io".  Individualismo è semplicemente coscienza e coraggio e forza , non solitudine e abbandono.

19 dicembre 2015

E ti scrivo,
come se ti conoscessi, 
come se vedessi le tue mani.
E ritagli la memoria 
per cercare altri ricordi che non siano un nome.
Dentro le tue notti il dolore sbiadisce,
smarrisce i colori, ascolta il silenzio.
Ogni respiro mi allontana 
ogni sguardo mi spegne,
ma io ascolto il tuo frenetico pulsare  di vita,
e rimango qui,
davanti a questo mare,
che mi ricorda i tuoi baci.

Non basterà la notte.





Vieni con me,
ma conserva la tua tristezza,
non ti lascerò il tempo di gioire.
Stammi accanto,
ma non così vicino da sentire il tuo calore.
Non basterà il tempo,
non basterà più la notte.
Chiedimi chi sei senza paura
ed io dimenticherò i tuoi sogni
nella prima notte che mi regalerai.
Vieni con me ,
non ti offrirò nulla
che non sia mio.





22 agosto 2015


Sogno 1


Vorrei danzare in questo buio che nasconde i pensieri
senza bisogno di chiudere gli occhi,
e poi tornare a casa a piedi nudi,
senza il peso della paura.
Vorrei cantare con voi nel deserto,
senza cercare le parole,
per non sentire più il nostro silenzio.
Non ricordo il mio cammino,
il mio nome ha un suono diverso,
la mia paura è nella mia mente.




18 agosto 2014

E' giusto così

E' giusto così.
Il pifferaio magico non incanta più nessuno.
Ora suona seduto in riva al mare
illudendosi di far sorgere il sole.
E non dorme più,
per non perdere altro tempo
in viaggi senza meta.
Ha speso gli ultimi battiti del cuore
camminando sopra un filo sospeso,
per ricordare un nome.
E' giusto così,
era solo un insieme di parole.





















 

 

26 luglio 2014

Ritornano i nomi.
Nomi che sanno di sangue,
lasciati a terra a morire.
Li vedi scorrere sullo schermo,
senza tregua,
tutti i giorni.
Non si può chiamare "casa"
un cimitero,
dove i custodi sono i tuoi padri,
ed i morti i tuoi fratelli.
Una striscia di terra
regalata per morire.
Ed il tempo scorre al contrario.
E nulla cambia.
Mi fanno ancora male le mani,
che non riesco più a guardare,
mi fa ancora male il cuore,
che aspetta solo il silenzio.



Ti sento

Ti sento piangere,
ogni giorno,
nel buio del mio silenzio,
ti sento maledire i tuoi sogni,
ogni notte,
quando non posso dormire
ti sento ridere,
ogni mattina,
davanti allo specchio,
per ingannare la solitudine,
ti sento
trattenerere il respiro
ogni istante, 
ma senza te mi manca l'aria.




12 maggio 2014



C'era il mare quel giorno

Ti ho chiesto di morire
e lo hai fatto.
Hai spento il mio nome
e hai acceso il tuo silenzio.
Ma i miei incubi hanno il rumore del giorno,
e i miei sogni hanno sempre i tuoi occhi.
Non esiste nome
che mi faccia dimenticare il tuo,
non esiste montagna
più forte della tua assenza.
Lasciami ancora un po' del tuo tempo,
lascia  morire i miei  malati ricordi.
Ricordo la strada,
ma è troppo buio per non avere paura
che tu non ci sia più.




04 gennaio 2014



Se lascio andare le mani 
ritrovo le mie parole,
ricoperte da polvere, 
da silenzi. 
Rimangono lì, 
taglienti e ruvide,
senza nulla da raccontare.
Portate via ogni suono,
lasciatele morire
dentro questa esistenza
che non parla a chi non vive.

01 gennaio 2014

Lettera nel silenzio. "Lo sai, ormai sono stanco e aspetto di sparire. Ho finito i cassetti dove mettere i pensieri. So che basterebbe una parola per vedere ancora un sorriso. Forse no. Forse stavolta la tua testa non si girerebbe più indietro. E' giusto così in fondo. Avrei continuato a fermare la tua vita, ti avrei costretto ad attese interminabili, ad amori nuovi. Ora hanno scritto una data sul calendario e presto la vedrò anche io. Non ho più fretta. Non posso regalarti il mio dolore, la mia fine. Le candele se le spegni in piena luce, non le vede nessuno."

28 dicembre 2013


contatori
Vorrei provare a morire da solo,
senza il racconto di una vita,
guardando negli occhi.
la mia stupida paura di vivere
con il tuo respiro sul mio viso.
Finalmente solo,
in questo luogo ormai morto,
dove i rumori non hanno nomi,
e i sospiri sono simili ai rantoli della morte.
Sono qui. Non ti aspetto più.
So che non verrai.