Visualizzazioni ultima settimana

05 ottobre 2008

Capita a volte


Capita a volte di pensare che la felicità ti sia passata accanto senza riuscire a dirle nulla. E così lei se ne va' via, lasciandoti con le mani vuote e l'amaro in bocca, senza più girarsi indietro..
Capita a volte che tu ti renda conto di essere rimasto indietro nella vita, senza la tua felicità.
E allora pensi sia giunto il momento di rinunciare alla felicità e di sognare, il momento di rendersi conto che il sogno e la vita sono forse la stessa cosa ma che dalla vita non ti potrai mai più risvegliare.
Capita a volte che in quel lungo sogno qualcuno dimentichi chi sei, staccando il passato dal suo cuore e dalla sua mente come croste di intonaco da un vecchio muro. E sei polvere nel vento.
Capita a volte.
E allora a che serve amare ancora?

03 ottobre 2008

Ogni mattina


Sento le cose addosso, come se piovesse.
Disturbano la vita, modificano il mio essere, cambiano il mio pensiero, rendono diverso il destino.
Incontro persone che non riesco a capire: le accetto come se fossero il vento, come se fossero il dolore.
Vorrei dormire con accanto il tuo amore, potendo sognare di toccare il tuo seno, accarezzando il tuo desiderio. Ho avuto un amore per ogni mese, un dolore per ogni notte.
Ho mani così taglienti da non poter più stringere le tue, ho gli occhi cosi infuocati da non poterti più vedere nemmeno nelle lacrime.
Ogni mattina ritorna il dolore, così lento da sembrare un bacio, così freddo da uccidere il mio giorno.
Guardavi la mia mano, sentivi il mare dentro alla mia voce; dovevo andare senza dire più nulla, rinnegando il mio amore.
Era l'ultimo momento di verità.

30 settembre 2008

L'attesa


A che serve avere nelle mani i suoni giusti, precisi e determinati del pensiero se manca la forza di lasciare il segno sulla vita.
Le parole muoiono ogni giorno, affogate dentro i malintesi, incarnite dentro l'ipocrisia delle verità che compriamo per arrivare a domani.
Leggera, mi servirebbe una vita più leggera, fatta di occhi meno severi, cuori pronti all'emozione, suoni limpidi.
Colleziono dita puntate su di me, scrivo inutili cose per solcare sterili campi, raccolgo frutti acerbi per sfamare il mio orgoglio, dimentico le altrui promesse per non ricordare le mie, calpesto i fiori credendo siano di ferro, dormo del sonno altri per rubare i loro sogni.
E così inutile scrivere ancora verità se nessuno vuole leggerle. Dimmi solo se rimani, dimmi se ancora ho spento il sole.

29 settembre 2008

Me ne starò qui


Che cosa dovrei aspettare? Il confessore è in chiesa, vestito di nero, dentro e fuori. Ad ogni angolo incontro qualcuno che mi consegna un manuale d'uso della mia vita, la garanzia e la scadenza del contratto. Ho solo il tempo per dire che mi serve un respiro per salire sulle scale di un patibolo che ha costruito a tempo di record. Mi spiace non sono come mi vorreste: non ho una bandiera, non ho un inno che suona bene alle partite di calcio, non ho la bocca giusta per dire le cose che volete. Sapete, credo di non avere nemmeno le lacrime abbastanza salate da poterci condire i vostri dolori. Me ne starò qui, aspettando di accarezzare un attimo. Amare è una parola che si allontana. Me ne starò qui aspettando di ricordare come sono i mattini dopo aver fatto l'amore con te. Me ne starò ancora qui, senza sapere se esisti, senza sapere il tuo nome.
Me ne starò qui, ad aspettare che ti accorga del mio amore.

25 settembre 2008

Errori nascosti


Quanti abbandoni nella vita può sopportare un cuore?
Resta solo l'arte, che raccoglie frammenti, ricompone le immagini, appoggia i colori.
Quale giorno avremo a disposizione per trovare tutti i sorrisi lasciati dietro agli angoli della nostra superficialità, del nostro rigore morale, che ha comprato anche il nostro desiderio di giocare?

Manca sempre il coraggio incosciente del bambino che scende giù per la discesa con la bicicletta senza freni, con l’allegra paura della caduta.

Troppo attenti alle note che non riconosciamo, che non suonano com’è scritto nel nostro pentagramma, troppo affilati i perdoni per non sembrare dei prestiti a scadenza.

Resta solo l’arte, che ancora vive dentro muri solidi e convenzioni universali perché libere, e che riesce a farci ridere di tutto il mondo e a chiudere gli occhi per qualche momento sugli inganni della realtà.

Rovesciano il mondo per cercare di leggerlo ognuno con il proprio alfabeto. Presto lasceranno che la nostra terra si trasformi in fuoco e dolore.

Ma almeno tu, che mi passi accanto, gioca con me, non pensare alla bocca del lupo quando è un bacio.


22 settembre 2008

Prima di chiudere gli occhi


Ho preparato i sogni. Vado a dormire sempre più tardi, dopo aver ascoltato la solita musica, quella adatta alla mia anima. Non ho un'anima, un'anima stabile da ritrovare e riconoscere; è un'anima che muta, e vaga dentro  all'emozioni, tra un suono e una parola.
Preparo i sogni per non disperdere inutilmente la notte dentro ad incubi che ricordano troppo la vita.
Ti ho scritto anche stanotte; scrivo sempre le solite cose che nessuno capisce, nemmeno tu.
Scrivevo lettere da ogni lato della terra, da ogni punto del tempo, da ogni guerra e da ogni pace mancata credendo di essere nel posto giusto con la verità dentro una valigia ventiquattr'ore. Non tornavo mai e nessuno mi aspettava mai.
Il mio tempo è stato troppo pieno di appunti in ogni istante del giorno da farmi rinunciare alla vita.
Forse basterà solo un cenno da lontano, nel momento dello sguardo, l'ascoltare una voce, il socchiudere gli occhi.
Basterà un attimo senza doversi voltare, per sentire la libertà soffiarmi sul viso..

21 settembre 2008

Perchè non è mai finita


C'è gente che si ostina a non voler restare lontana da me. Fare terra bruciata intorno non serve a nulla, hanno il bastone da rabdomante.
I citofoni hanno nomi sempre diversi, le abitudini sono un lusso impensabile. Loro erano abituati a chiamarmi con un fischio, come un cane, ed ora non si rassegnano ad averlo perduto nel bosco. Hanno accarezzato la mia testa per troppo tempo per pensare che possa essere libero. Ma certi boschi sono sicuri solo se li frequenti; è come andare a vendere la propria testa al boia: non si accorgerà nemmeno se è la testa che dovrà tagliare è quella sbagliata.
Non vogliono perdere, non conoscono rassegnazione.

Ho sempre le tasche pesanti, con messaggi pronti da consegnare ad ogni angolo. Le situazioni diventano ricorrenti, si mordono la coda , mi trascinano dentro mulinelli ingordi.

C'è gente che ha ancora voglia di pensare a me come se fossi vivo. Lo sanno che sono morto da un pezzo, lo sanno che non tornerò. Il rancore è più forte di un uomo, è più forte di ogni cosa.
Qualcosa danzerà sul mio stomaco, insieme alla malinconia, insieme alle cambiali in scadenza della vita, quando incontrerò il mio nome che mi spaccherà il cuore.
E sarà ancora il marmo a raccontare una vita.

Canta per me

Canta per me,
ascolto solo te.
Canta il tuo silenzio,
urlami dentro la tua rabbia
quando sarai sola e libera
e troverai un posto anche per me.
Canta per me quando
saprai le parole da dare alla rinuncia.
Canta per me guardando la notte,
parlando all'ultima stella del mattino
che sparisce dentro i miei occhi.
Canta per me se non ricordi il mio nome,
io saprò riconoscere la tua voce.
Canta per me,
ho solo te.

18 settembre 2008

O si pensa o si vive


Le derive delle emozioni diventano incontrollabili, portano i pensieri dentro insenature sempre più anguste e soffocano la ragione.

Ma poi l'errore è sempre quello: anteporre la ragione alla passione, essere pronti a morire nella sterile terra di una matematica dell'amore che ha meno senso della follia stessa dell'amore.
Di quale purezza è fatto un diamante se non quella del caso, della persecuzione dell'obbiettivo naturale, del giusto respiro senza calcolo della creazione che ha sempre un connotato straordinario e splendente. Un diamante si crea e brilla nella più completa inconsapevolezza della sua creazione, senza ragione; come tutte le cose rare è un’eccezione.


Amore e ragione vivono nell'antitesi, si soffocano e si disprezzano, cercano compromessi nell'attesa della sopraffazione reciproca, pronti a dimostrare le loro teorie bizantine non appena uno dei due cede e soccombe. La solerzia della ragione sta nella comoda presenza di tutto ciò che è acquisito, nella paura dell'ignoto, nella facilità del non rischiare mai molto, meno che mai l'orgoglio; moneta scomoda l’orgoglio, che appartiene all'amore, che solo chi ha nervi saldi e cuore grande può arrivare a spendere; è moneta per pochi eletti.

La ragione è la madre dei rimpianti, l’amore dei rimorsi. La ragione chiude la porta ai ricordi; l’amore li accoglie nella sua casa per sempre. La ragione non coltiva nessun frutto nel nostro giardino; l’amore lo rende rigoglioso, ricco e profumato. La ragione segue una strada segnata da rotaie e costringe il cuore a viaggiare su un binario morto; la ragione si muove a piccoli passi; l’amore ha ali così grandi che vola sopra ogni cosa e il cuore non conosce frontiere.

I pensieri sono melma e paludi nelle quali affonda la vita; i pensieri, i figli prediletti della ragione sommergono la vita. La vita, la madre dell’amore, griderà per sempre dentro alla prigione dei pensieri.

O si pensa o si vive.

La misura del tempo


Sei qui.
Ti aspettavo. il tempo non passa mai quando attendi. Ma ormai il tempo non ha più una misura: passa e si confonde con quello che deve ancora arrivare, diventa un magma indefinito, uniforme, che allontana dalle emozioni.
Non ho dato un nome al tempo e tu non sei mai andata via o non ci sei mai stata. Ma ho raccolto l'ultimo fiore del prato e piangerò per non averlo guardato ancora una volta.
Non ci sono suoni che assomigliano alle tue parole fruscianti e lucide che hanno attraversato ogni ragione, hanno piegato ogni dolore.
Va' via. Portati via, portati lontano da me se sono il tuo carnefice, se il mio amore è un delitto; portati lontano dalle mie mani che sanno accarezzarti, ascoltare la tua pelle.
Ucciderò il tempo per noi; ti regalerò un istante se lo saprai volere: non chiudere gli occhi.

28 agosto 2008

IPOTECHE


Quella era la notte. Non aveva contorni netti e definiti ma lasciava la stessa angoscia dentro e la stessa paura di non svegliarsi più.

C’era un orario da rispettare: entri e lui, candido e professionale rilegge per te il tuo tempo. Non lascia prove d’appello, sei il numero che doveva arrivare, sei un dolore che non gli è mai appartenuto; ti lascia in mano un pacco di fogli dove il nome è scritto in piccolo, dove non puoi più mettere dentro alcun futuro, nessuna speranza.

Quella era la notte, dove all’improvviso ti ci trovi dentro, senza tramonto ne alba.

Respirai tutta l’aria che potevo per provare a sputare poi fuori il cuore che invece rimase aggrappato alla mia rabbia.

Scendevi con me le scale, lontana da ogni sogno, sussurravi i sorrisi e mi guardavi con la diffidenza con la quale si guarda chi ti ha tradito.

Le cose non sempre dipendono da noi; nascono in noi, lasciano segni indelebili che gli altri non sanno riconoscere e che rifiutano di vedere come naturali e inconsciamente ti danno la colpa del tuo futuro abbandono.

Non voglio raccontare nulla, non serve a molto farsi capire. Le cose sono rimaste lì, a portata di mano, pronte per essere usate da ogni lingua. E’ stato come morire due volte.

13 agosto 2008

I boia


Prendi una pistola e spara.
Lo sai fare o no?
Forse ci vuole coraggio ma è un lavoro pulito, senza sbavature.
Dunque si sceglie la vittima, o te la indicano; non hai bisogno di parlargli, di raccontargli nessuna bugia, non deve fidarsi di te e tu non devi giocare con lui. Per non so quale forma di rispetto, lo guardi negli occhi; carpisci quegli ultimi istanti prima che il cane tocchi il percussore e il proiettile abbai dentro la testa della vittima. Un carnefice ha un motivo, una spiegazione una risposta alla sua azione: è un lavoro. Per quanto infimo e deplorevole è un lavoro.

Peggio è morire per mano di chi non usa altro che il suono dell'illusione, della bugia, dell'ipocrisia, del silenzio. Ti tira fuori parole e promesse, ti scava dentro all'anima e ti ruba le cose più preziose e intime per regalarle alla sua vanità, al suo bisogno di sentirsi bene. E non ha il coraggio di darti il colpo di grazia perché non sa fare il boia. Sa solo far male e pensare che in fondo in ogni gioco c'è chi vince e chi perde.
Peccato scoprire solo all'ultimo che il giocattolo eri tu e che non sei mai entrato da nessuna parte, in nessun pensiero, ma solo in un tunnel di dolore e illusioni,
Un buon boia è impagabile: non avrai mai bisogno di chiedergli perché.

04 agosto 2008

Carezze sulle orme

La vita ha preso a respirare
con troppo affanno
col suo alito appannerà
il vetro del tempo
e cancellerà i contorni degli attimi.
Ogni viso si allontanerà,
i gesti rimarranno

lontane figure
che sbiadiranno tra altre mille vite
che attraverseranno la nostra.
Con carezze sulle orme
cerco di fermare momenti
e promesse
per non rincorre più sogni.
E chiedo alle mie mani

di ricordare un viso

per non pensare
mai più a chi non c'è.

02 agosto 2008

Parete a specchio


Non esiste più nulla al di là di quella parete a specchio che mi separa da fughe e trappole.
I nuovi nomi, le poesie ritrovate, l'arte nascosta tra gli anni di fuga hanno scelto un tempo diverso e più benevolo dove ascoltare la mia canzone e lasciare un posto vuoto per questo destino inventato a tavolino da moderni satrapi.
Il mio sguardo gira intorno e trova fantasmi senza voce, voci senza corpo e tutto insegue un vacuo sentire, un inutile sperare.

Chiederò scusa a chi non trova mai la mia spalla per piangere e mi insulta quando gira l’angolo perché così è più facile, così è più elegante.

Imparo a memoria nuove pagine di una vita di seconda mano, con il certificato di garanzia scaduto; provo a evadere attraverso fessure e spiragli di realtà che giocano con me perché è sempre meglio che un buio silenzio.

Ti ho raccontato qualche verità per provare a essere come chiunque altro, per avere qualcosa da rimpiangere quando sarò dalla parte sbagliata di qualche nuova parete a specchio; ma come sempre non ho altre parole che queste, che sono inutili, incomprensibili e senza nessun suono.

Inutili, come sempre.

28 luglio 2008

Senza parole



Non so che altro dire.
Mi ritrovo qui a raccogliere gli spiccioli del resto del caffè. Li ho contati troppe volte per sperare ancora che possano servire a pagare un qualunque biglietto per tornare indietro o per fuggire da me stesso. Sono qui e ci resto.

C’è sempre nei nostri pensieri qualcuno a cui pensare, qualcuno da chiamare per nome e da cercare di dimenticare presto.

Conosco il segreto del sapore del mare, del colore di una notte di follia, di un bacio rubato prima di un sogno ma non riesco a farmi capire. Abito una sponda troppo lontana da te e mi tocca urlare per farmi sentire. E il vento del tuo orgoglio spinge lontano le mie parole, le sparge dentro qualche interpretazione di comodo e tutto finisce dentro la fogna della paura.

Troppo lontano per farmi capire. Cosa vuoi che ti riesca a dire se devo urlare; non si stendono tappeti rossi da un’auto in corsa.

Non mi riesce di essere stanco nemmeno questa volta: è sempre tutto così prevedibile e scontato che non resta che applaudire alla mia buona volontà nello sperare che esista qualcuno lontano dal solito palese egoismo: triplo salto mortale e caduta a terra senza rete, tanto per non dover chiamare rischio un qualunque calcolo che mi faccia cadere in piedi.

Mi sembra sempre di essere quello che alle corse dei cavalli scommette sui cavalli che i giorno prima sono finiti al macello.

Ma ancora una volta ho il coraggio di rimanere lontano dai compromessi e pagare di tasca mia, lasciare sorridere chi crede nelle vittorie rubate e continua a guidare ad occhi chiusi.

Queste persone che scelgono sempre le scale che scendono, per non fare fatica, per paura di cadere troppo dall’alto, per confondere la loro rinuncia dentro facili scuse e ad altre migliaia di rinunce confortevoli e sicure.

Vivere al riparo dal vento del giudizio del mondo non ti salverà dalla mannaia della vita, che continuerà colpire inesorabile, sulle tue esitazioni, sui tuoi ripensamenti e sarà sempre troppo tardi

per piangere.

Che tristezza parlare a chi non ascolta. Tanto vale mentire.

16 luglio 2008

Respiri leggeri


Si restringe lo spazio della notte.
Consegnare al futuro un solo attimo
è una rinuncia soffocante.
Sto cercando un posto dove appoggiare il cuore,
un posto dove il vento non disperda le mie parole.
Il tempo di chiudere le palpebre
e nessuno darà più un senso alla mia vita,
alle mie parole.
Ogni nuvola ha un nome
che non ricordo più,
ogni passo lascia un'orma che qualcuno seguirà.
Hai ascoltato un piccolo canto uscire dalle mie paure.
Dammi il giusto tempo per scegliere.
Il telefono non suona più nella notte
ma rimbomba nelle stanze di troppe case.
Di che colore sarà il prossimo sorriso?

27 giugno 2008

Calendari


C’erano stati tutti quegli anni prima. Anni riempiti da migliaia di visi di persone che mi erano passate davanti, lasciando il più delle volte solo una immagine dai contorni vaghi. Qualche parola che non ricordo, forse profumi, un odore. E poi i nomi. Quelli, se ne erano andati e venuti, si erano accavallati nelle agende e nella memoria e il più delle volte non avevano evocato altro che un momento o la promessa, mai mantenuta, di rivederci ancora una volta.

Tutti quegli anni che erano passati spalmandomi sulla pelle l’invisibile tratto di un pensiero che muta, lentamente e inesorabilmente. Quegli anni che giorno dopo giorno hanno spostato le pedine, deformato e piegato le trincee delle paure e dei tabù.

Si trattava adesso di passare in rassegna tutti i miei difetti, senza fermarsi davanti agli specchi ingannatori dell’ipocrisia, enunciare tutti gli errori, tagliarsi le mani con le occasioni mancate e

spegnere gli ultimi focolai del desiderio d’amore. I passi da fare per arrivare alla fine della mia esistenza li potevo contare con buona approssimazione sopra il calendario della mia cucina; uno di quei calendari con il numero del giorno scritto in rosso che si usavano a scuola; tutti i giorni la maestra entrando incaricava qualcuno di noi bambini a strappare il foglio di carta leggera, quasi una velina, per scoprire un nuovo giorno. Un gesto senza importanza, che mai avrei pensato di ritrovare sotto milioni di pensieri, ma che continuava a perpetuarsi nel tempo, senza tregua, di nascosto, scavando sotto la coscienza e lasciando solo cicatrici sulla carne.

Avevo lasciato dentro gli scaffali della memoria tutto, ogni momento. Ogni tanto arrivava un piccolo tassello sconosciuto che si collegava alla mia memoria nascosta e una immagine nasceva nello schermo dell'immaginazione. Ogni tanto apparivi anche tu..

26 giugno 2008

Ci sarebbe bisogno di progettare la libertà


Non abbiamo il tempo per sognare un'altra rivoluzione: sono congegni vecchi, che si inceppano e il più delle volte esplodono in mano a chi li ha fabbricati.
L'unica rivoluzione possibile, funzionante, funzionale e costruttiva, è quella individuale.
Spezzare la catena dell'individuo, fermarsi ad ascoltare il rumore che facciamo, voltarsi a guardare i nostri passi quante cose calpestano, ascoltare le nostre parole quante persone feriscono.
Progettare la libertà è un lavoro per pochi eletti, per gli impavidi, per chi sa guardare in faccia i problemi e risolverli, per chi non nasconde la faccia, per chi non conta troppe volte i soldi prima di aiutare gli altri.
Troppi pensieri dentro la testa impastano i muscoli e rallentano l'azione;
i pensieri devo avere la giusta dimensione: né grandi né piccoli; devono essere in numero giusto: né troppi né pochi; devono avere il giusto peso: né leggeri né pesanti.
Ma soprattutto il pensiero deve essere allenato, praticato e libero di esprimersi e non istigato, instillato da coloro che vogliono omologare il mondo e renderlo come uno di quegli omogeneizzati da supermarket.

Progettare la nostra libertà non potrà che essere la libertà di tutti.

19 giugno 2008

Correre con la storia


E' che come spesso mi accade, mi ritrovo ad ascoltare storie delle quali "mi deve" importare.
Mi deve importare perché c'è il silenzio che incombe e ci sono le cose da capire. Le risposte sono sempre uguali e mute, perché anche queste sono mazzi di carte truccate ed hanno già il loro vincitore.
E così mi capita di ascoltare la storia di un uomo che punta il dito sulle verità scomode, quelle verità che tutti conoscono ma alle quali nessuno crede.
Il suo racconto è sporco di sangue, di scie nel cielo, di trame nella notte, di coincidenze perse dentro la banalità del male. E' tutto talmente fluido da sembrare nell'ordine naturale delle cose, è tutto talmente sbagliato da lasciare la gola secca, è tutto talmente ammalato da sembrare dalla parte del giusto.
Un racconto di logica consequenziale che alla fine del tempo a disposizione lascia solo lo spazio per un debole cenno di intesa, una approvazione strappata ai più bassi istinti animali. Ma non riesco a non ascoltare, così pronto come sono a farmi domande il giorno dopo e a dirmi che ho solo fatto la cosa giusta.
E tu credi che io sia pronto a vivere le stagioni in silenzio, ad amare le cose non mie, a posare lo sguardo dentro occhi distratti, a correre dalla falsa vita che hanno costruito intorno alle nostre generazioni future, tu credi io sia così?
Forse appartengo a qualcuno, amato ed odiato per non avere mai avuto un collare e nemmeno un nome.

14 giugno 2008

In fuga


Forse qualcosa mi vuole mettere alla prova.
Se la tragedia bussa alla porta le domande diventano spontanee, precise e nette quanto inutili.
Le cose che accadono sono come la pioggia e il vento: nessuno si domanda perché piove. Piove e basta.
Apri la porta di scenari preparati da tempo e che speri sempre di rimandare a domani. Ma quale domani? Oggi è il domani di ieri e quindi ha le carte in regola, è nel posto giusto, ha le parole giuste. Tutto il passato ha suonato le note perfette di una sinfonia inutile.

Quando cominci a ragionare come un topo, a vivere come un topo, con la circospezione di un topo, con la paura, allora sei diventato un topo, e prima o poi qualche trappola per te scatterà.

Spengo la luce. La verità mi brucia la lingua.